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Iran: un paese e un popolo da scoprire

  • Immagine del redattore: Roberto Toninelli
    Roberto Toninelli
  • 7 nov 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Il verso del poeta persiano Saʿdi di Shiraz “un viaggiatore senza osservazione è come un uccello senza ali”, esprime bene lo spirito del viaggio in Iran, fatto dall’11 al 18 ottobre al termine del corso di geopolitica Fabula delle Acli e di Ipsia. Il corso è nato nel 2010 con l’obiettivo di raccontare il mondo, soprattutto dal punto di vista delle relazioni internazionali, ma per capire fino in fondo le dinamiche geopolitiche è senz’altro molto utile anche visitare i luoghi che si vogliono conoscere, incontrando persone e culture. E in questo sta probabilmente la differenza principale tra il turista e il viaggiatore.

Fin dall’arrivo a Teheran, capitale di circa 12 milioni di abitanti, le sensazione dei 30 partecipanti è quella di un mix tra il caos di un traffico anarchico e la compostezza e serenità che traspare dagli iracheni. L’impressione di efficienza, pulizia e ordine delle infrastrutture e di tutti gli spazi pubblici, viene confermata anche uscendo dalla capitale, attraversando periferie, aree rurali e centri minori. Se non fosse per il traffico caotico, per l’alfabeto in farsi e per una vegetazione differente rispetto alla nostra, sembrerebbe di trovarsi in una città europea. Dopo Teheran il viaggio ha fatto tappa a Shiraz e Isfahan, due delle principali città del paese. I numerosi siti archeologici raccontano di una grandissima civiltà, che fin dal II millennio a.C. ha saputo creare un impero particolarmente esteso e tollerante nei confronti dei popoli conquistati. Gli affascinanti resti di Persepoli spingono la fantasia a immaginarsi tra i sontuosi palazzi addobbati per la festa durante la quale le delegazioni di tutti i popoli appartenenti all’antica Persia portavano i loro doni agli imperatori, come raccontato dai centinaia di bassorilievi. Quella persiana è un’identità forte negli iraniani, che convive con l’Islam sciita. Le decorazioni con le quali sono coperte le grandi e piccole moschee che si trovano nel paese, sono testimonianza del periodo che per l’Iran è stato un vero e proprio rinascimento culturale, coincidente con il nostro medioevo. Stessa cosa per i sontuosi e lussuosi palazzi costruiti sotto le varie dinastiche che si sono succedute nella storia iraniana. Tutti palazzi circondati da splendidi giardini persiani che rievocano le atmosfere da “Mille e una notte”. Se però gli occhi sono quelli del viaggiatore e non del turista, la cosa che in assoluto resta più impressa nel cuore sono gli iraniani. Un popolo incredibilmente accogliente e sereno, desideroso di far conoscere e apprezzare agli stranieri il proprio territorio, per sconfessare un immaginario negativo che troppo spesso ha dipinto l’Iran come arretrato, insicuro e chiuso. Un atteggiamento che è palpabile soprattutto nei giovani (l’età media degli 80 milioni di abitanti è di 31 anni, rispetto ai 45 dell’Italia); ogni volta che si incrocia un loro sguardo, parte subito un sorriso, un caloroso benvenuto che cerca di instaurare una discussione. E sono sguardi sinceri e affabili. Un popolo fiero e orgoglioso della propria storia e della propria identità persiana, e capace di vivere in maniera splendida i tanti e bellissimi spazi pubblici. I ponti pedonali e l’enorme piazza di Isfahan (seconda al mondo per estensione solo a Tienenmen), sono piene di centinaia di persone che in modo composto e sereno chiacchierano, bevono un tè e fanno un pic-nic sugli spazi verdi. Un atteggiamento che si coglie anche dall’amore per la poesia; la tomba di Hafez, il più importante poeta iraniano, è uno dei luoghi più frequentati di Teheran e meta costante di pellegrinaggio. L’occhio e il cuore del viaggiatore non possono non cogliere anche i molti contrasti che ci sono. Quelli tra le oasi verdi e fertili (a tratti sembra di essere nella campagna bresciana, con distese di granoturco e moderni trattori) circondate dal deserto e da monti sui quali non cresce neppure un filo d’erba. O quello tra una società per molti aspetti laica, aperta e tollerante (interessante a tal proposito la visita a una delle numerose comunità cristiane armene presenti nel paese) e un sistema politico lontano dall’essere una democrazia compiuta, che affianca regole rigide sui comportamenti “esterni” (vige l’obbligo del velo per le donne e dei pantaloni lunghi per gli uomini) a un culto per i martiri, quelli dell’Islam come quelli della recente guerra (dal 1980 al 1988) con l’Iraq.  Un viaggio che è stato molto di più di semplice turismo, che ha permesso di incontrare una società e una cultura che meritano assolutamente di essere visitati, scoperti e incontrati.

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Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

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