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GIOCHI D'ACQUA, SUL PULLMAN E CON LE PAROLE

Giochi per viaggi in pullman


STAFFETTA. Far passare un maglione o qualcosa d’altro tra le due file del pullman, facendolo partire dall’inizio della fila (vicino all’autista). Naturalmente vince la fila che la tornare il maglione per primo.

TARGHIAMO GLI ANIMALI. Ogni squadra o giocatore, trova per le targhe che vede, un possibile animale da abbinare (CG: cinghiale...). Si può fare non solo con gli animali, ma anche con nomi di persone ecc.

AVANZI. Ogni giocatore deve dire una parola leggendola da qualunque cosa visibile (cartelli, camion ecc.). Il secondo giocatore deve trovare un’altra parola (sempre vista fuori dal pullman) che formi con la prima l’inizio di una frase di senso compiuto. E così via.


Giochi con l'acqua

LANCIO PALLONCINI. Ci si dispone su due righe, una di fronte all’altra, ci si lancia uno alla volta un palloncino pieno di acqua (in pratica a zig zag). Ogni volta però che un ragazzo lancia la bomba d’acqua, fa un passo indietro. Quando qualcuno lo fa scoppiare prima si mette in ginocchio, e la seconda volta viene eliminato.

STAFFETTA CON DOCCIA SCOZZESE. Staffetta tra due squadra disposte in fila passandosi un bicchiere pieno di acqua; si è però sdraiati uno dietro all’altro, in modo che sia facile rovesciarsi l’acqua addosso. Alla fine bisogna come al solito riempire una bottiglia, avendo all’inizio un secchio da cui attingere.

ACQUA IN BOCCA. Classica staffetta tra due squadre disposte in fila. All’inizio della fila però deve esserci un rubinetto o una tanica di acqua (pulita). Ogni giocatore deve riempirsi la bocca d’acqua e andare a vuotarla nella bottiglia (o altro) da riempire, dopo aver naturalmente fatto un percorso (anche ad ostacoli), sempre tenendo “l’acqua in bocca”.

BANDIERINA BAGNATA. Come una normale bandierina, ma due animatori stanno con due secchi pieni d’acqua vicino alla bandiera. Se i due contendenti stanno fermi troppo senza fare nulla, dopo un certo tempo (più o meno 5 secondi), vengono bagnati con i secchi.


CAMERIERE. La struttura è come quella di una normale staffetta con l’acqua, dove una squadra deve portare con dei bicchierini l’acqua per riempire una bottiglia. La prima particolarità è che il gioco è a manches: prima una squadra per un tempo stabilito (tipo 10 minuti) e poi l’altra. Chi porta i bicchierini (che saranno 3 alla volta, piccoli come da caffè) li tiene su un vassoio e deve attraversare un campo di pallavolo per lungo. Fuori dal campo ci sono i componenti dell’altra squadra che hanno 5-6 spugne da lanciare (e un secchio con dell’acqua per imbeverle) per colpire i bicchierini. Hanno anche 2 jolly che possono raccogliere le spugne e ridarle a chi è fuori dal campo. Vince chi riempie la bottiglia in meno tempo.

IL TEMPO DELLE MELE. Uno dei concorrenti ha 30 secondi per afferrare con i denti una mela che galleggia in un secchio contenente acqua per metà.


SCOPPIA CON IL SEDERE. La struttura è quella di una normale staffetta; quando un giocatore parte, corre verso un palloncino d’acqua appoggiato per terra, che può scoppiare soltanto sedendosi sopra con il sedere. Solo allora può tornare indietro e far partire il giocatore successivo. Naturalmente vince chi scoppia nel minor tempo uno stesso numero di palloncini d’acqua.



Giochi con le parole

TUTTE U O L. La squadra ha 5 minuti per comporre una frase a senso compiuto contenente almeno 8 parole che iniziano con la lettera L o con la lettera U, a scelta della squadra (L ed U perché queste due lettere permettono l'uso di molti articoli).


LA FRASE. Il capo gioco deve dettare una parola e i presenti formeranno una frase usando le lettere di questa come iniziali di nuove parole. esempio: SOLE = Soltanto Oggi Lascerò Elvira.


IL GIOCO DEI 9. Finto gioco di telepatia indicato soprattutto per i ragazzi delle medie e gli adolescenti... Serve un complice al quale il gioo va spiegato prima. Si prende un cartellone si disegna un quadrato, che viene diviso in 9 piccoli quadrati (in pratica in 3 colonne e 3 righe). Si scrivono in mezzo in ordine i numeri da 1 a 9. Di fronte al pubblico ci si fa indicare un numero da 1 a 9, dopodiché si fa entrare il “complice” che era fuori. Con un pennarello si indicano alcuni numeri, chiedendo se è quello giusto o no, finché non si indicherà il numero giusto ed il complice dovrà dire di sì. Lo si ripete un po’ di volte, e quando qualcuno pensa di aver capito, esce al posto del “complice”. Il trucco è immaginare di divedere ogni quadrato con dentro il numero, a sua volta in altri piccoli 9 quadratini, ognuno dei quali sarà numerato naturalmente da 1 a 9. Se il pennarello va a toccare il quadrato dove c’è scritto il 4, e tocca sullo spazio dove dovrebbe esserci il quarto quadratino piccolo, allora il numero è quello giusto.

FRASE URLATA. Un membro di una squadra deve urlare una frase (o una parola) al resto del gruppo, ma l’altra squadra si mette in mezzo tra i due, urlando il più possibile per non far sentire la frase urlata. Vince chi impiega meno tempo a capire la frase.


CODICE. Gioco-indovinello della guardia che alla porta della società segreta, chiede il codice. Al primo la guardia dice il numero 12; l’altro risponde 6 e lo fa entrare. Al secondo dice 10; lui risponde 5 ed entra. Così anche con gli altri 2: con 8 la risposta è 4 e con 6 la risposta è 3. Poi arriva un altro; la guardia dice 4, ma alla risposta 2 la guardia gli spara. Cosa doveva dire e perché? Dopo che tutti si sono scervellati, capiranno che dovevano contare il numero delle lettere della parola (dieci ha 5 lettere e così via; a quattro dovevano dire 7).

WILLY. Altro giochetto per far scervellare i ragazzi (fantastico per gli adolescenti “schizzati”). Willy sono le parole con le doppie; si continuano così a fare esempi, come “willy è letto, ma non è cuscino”; “è tutto ma non è niente”, “è palla ma non è cerchio”. Così fino a quando hanno capito il trucco.

MERCATO DELLE LETTERE. Vengono distribuiti tra le squadre dei cartoncini con le lettere (ad ogni gruppo di lettere corrisponde un certo numero di punti, a seconda che siano lettere più o meno utilizzate di solito). Ogni squadra ha un tot di tempo per formare una parola (sensata) con il maggior numero di punti possibili. Tra le squadre si possono fare compravendite di lettere per avere quelle che mancano.

DIVINA COMMEDIA. Ogni gruppo ha un tot di tempo per trovare un titolo di libro, o comunque una frase di senso compiuto, con varie caratteristiche (maggior numero di lettere diverse tra loro; maggior numero di G; senza R; solo vocali A e O ecc.).

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Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

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