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GIOCHI PER GRUPPI NUMEROSI

GENERALE. Si gioca in grandi spazi all’aperto, liberi da ostacoli (grandi prati, radure ecc.). Scopo delle due squadre è andare a prendere la bandiera del gruppo avversario per portarla al campo dei morti. Il campo non è diviso in due ma è senza confini (o almeno non sono delineati in maniera precisa). Ogni giocatore riceve un biglietto di carta con scritto il proprio “grado” e ruolo, che dovrà rivelare all’avversario (e solo a lui, oltre che ai compagni) solo se toccato (o se lui tocca l’altro). Il ruolo più importante è generale, perché uccide tutti gli altri. Seguono poi gli altri numeri (da 1 a 20 o quanti sono i giocatori rimasti), con potere proporzionale al numero (cioè il numero 3 uccide il 7, il 12 uccide il 18 ecc.). Tutti i numeri sono uccisi dal generale. C’è poi una spia, che è uccisa da tutti i numeri ma è l’unica che uccide il generale. Chi viene ucciso non può assolutamente parlare con nessuno dicendo che ruolo aveva chi l’ha ucciso; se due giocatori dello stesso ruolo si toccano, vanno a toccare ognuno la propria bandiera. Questa è la versione classica, ma a Ciliverghe ne abbiamo inventata una più complicata ma che piace tantissimo (soprattutto ai ragazzi delle medie e agli adolescenti). I ruoli sono molti di più: sotto al generale (4 stelle) ci sono due Colonnelli (3 stelle), due marescialli (2 stelle) e due caporali (1 stella). I numeri poi sono dal 20 in giù (il 20 è il numero più potente, cioè il contrario della versione classica). La bandiera non è poi libera ma in un cerchio di circa 3 metri di diametro, al cui interno c’è la sentinella, che uccide tutti dentro al cerchio (fuori è uccisa da tutti), tranne il carro armato. Il carro armato appunto è l‘altro ruolo aggiuntivo; è riconoscibile (sono due giocatori che si tengono sempre la mano) e può uccidere tutti (compresa appunto la sentinella all’interno del cerchio) tranne il generale. Si può giocare anche a squadra alleate; per esempio 3 gruppi contro 3, ognuno con propria bandiera, ruoli ecc. Si vince però tutti insieme, cioè quando un megagruppo ha conquistato tutte e tre le bandiere avversarie. In questo caso i ruoli sono tutti uniti e misti (il carro armato della squadra A può prendere anche tutte e tre le bandiere e così via). E’ un gioco eccezionale per quanto riguarda le strategie e la collaborazione di gruppo! E’ però altamente sconsigliato per i bambini delle elementari, non in grado di giocare nel grande gruppo e con giochi di strategia.

ALCE RUSSA. Gioco che necessita di ambienti con molti ostacoli (va benissimo una cascina o un boschetto). Due squadre si mettono in campi lontani tra di loro, dove non possano vedersi l’un l’altro. Nascondono una bandiera a gruppo (deve uscire di poco ma deve essere nascosta benissimo, bisogna cercarla proprio), di diverso colore. L’obiettivo del gioco è andare nel campo avversario, trovare la bandiera e portarla nel proprio campo. Ma i giocatori hanno un cartellino a testa di legno (formato circa 12 x 5 cm), legato con un elastico sulla fronte, sul quale ci sono scritti una lettera e 3 numeri (più o meno…). Ognuno deve leggere ad alta voce il codice degli avversari, riuscendo così ad eliminarli. Ci si può riparare in tutti i modi (per terra, con le piante e tutto ciò che si trova), ma non con le proprie braccia e mani, non girando il cartellino o sporcandolo e non appoggiandosi ad un proprio compagno (ad un avversario sì). Chi sbaglia 3 volte di seguito a leggere il codice di una stessa persona è eliminato. I morti vanno al campo dei morti (a metà campo circa), e ogni 10-15 minuti tornano in vita (con nuovi cartellini).

BANDIERISSIMA. Si gioca in un campo da calcio (o simile, però ben delimitato), diviso a metà. In fondo ad ogni metà (in cui gioca una squadra naturalmente), si segna un piccolo semicerchio (diametro di circa 4 m. che sarà della squadra avversaria; può anche essere la porta di calcio dietro la linea), dentro il quale va messa la bandiera per terra. Bisogna andare nel campo avversario, entrare nel semicerchio e prendere la bandiera riportandola nel proprio campo. Se si va nel campo avversario e si viene toccati, bisogna rimanere fermi in quel punto fino a quando un compagno di gioco viene a liberare quelli “presi” (toccandoli). Nel semicerchio nel campo della squadra A, possono entrare liberamente solo i giocatori della squadra B (come se fosse zona loro) e non quelli A. Si possono fare le catene umane per liberarsi.

PALLABOLLATA. Si gioca tra due squadre in un campo delle dimensioni di quello da pallavolo (più o meno), ma senza rete. Si usa una pallina (di quelle piccole ma leggere), che deve essere tirata dai giocatori contro gli avversari (nel campo avversario). Se un giocatore è colpito dalla pallina (prima che tocchi per terra) e la pallina cade, il giocatore è bollato e deve andare nel campo dei bollati (che è dietro il campo avversario, in modo che può continuare a giocare bollando e passando la palla con i compagnia ancora vivi). Se la palla viene presa al volo o tocca terra non succede niente. Alla fine vince la squadra che bolla tutti gli avversari. Il gioco deve essere molto veloce e dinamico. Ci sono alcune regole che si possono decidere: per esempio chi viene bollato può prendersi la palla, portarla nel campo dei bollati e tirare (il gioco rallenta un po’), oppure fare che chi la prende al volo, bolla chi ha tirato.

SCALPO. I componenti delle due squadre hanno ognuno una fettuccia (o un foulard) infilato nei pantaloni dietro, in modo che scenda di circa 30 cm. Al via i giocatori devono togliere con una mano (l’altra la tengono dietro la schiena) lo scalpo all’avversario. Vince la squadra che elimina tutti gli altri. Si possono fare due versioni: la sfida a due (due avversari si toccano e giocano solo tra di loro fino a quando uno dei due non muore, e gli altri non possono arrivare da dietro a toglierlo all’altro) o tutti contro tutti (dunque si può arrivare a giocare in 7 contro 1). C’è anche la versione a cavallo; si gioca a coppie, uno in spalle all’altro; solo il giocatore che sta sopra, ha lo scalpo e può cercare di rubarlo all’avversario (anch’esso naturalmente a cavallo). Volendo si può giocare anche con la struttura “a bandierina”: quando si chiamano i due numeri fanno la sfida a scalpo.

BANDIERINA E VARIANTI. Bandierina non ha bisogno di spiegazioni, ma si possono fare alcune varianti che rendono il gioco più simpatico e adatto anche per i più grandicelli. Per esempio si può fare con i passi: quando si chiama un numero si dice anche il passo che deve fare invece di correre normalmente (da elefante, gambero, scopa, formica ecc.). Oppure a gruppi: si possono chiamare anche più numeri contemporaneamente. Se se ne chiamano 2 si mettono uno in spalle all’altro (e vanno a prendere la bandiera), se 3 fanno il seggiolino (due incrociano le braccia tra di loro e l’altro ci si siede sopra), ecc.

PALLACERCHIO. Ci si mette tutti in cerchio, con le gambe divaricate e i piedi ben vicini a quelli degli altri. Una mano dietro la schiena, e con l’altra bisogna cercare di buttare una pallina da pallabollata (o grandezza simile) nelle gambe degli altri. Si gioca tutti contro tutti, chi prende gol è eliminato e vincono gli ultimi due o tre che rimangono in vita.


QUADRATO. Una squadra si mette in un cerchio (o quadrato) e l’altra fuori. Chi è fuori deve bollare quelli dentro in un tempo prestabilito (di solito circa 12 minuti). Quando qualcuno viene bollato va fuori in una specie di campo dei morti. Se uno dentro prende la palla al volo, il primo in ordine cronologico ad essere stato bollato rientra. Quando quelli dentro fermano una palla, la lanciano (con le mani; nessuno può usare i piedi) il più lontano possibile, così quelli fuori si organizzano in chi va a prenderle e chi tira. Alla fine del tempo si invertono i ruoli e si vede chi fa più bollati nel tempo (o chi impiega meno a bollare tutti).


OCONA. L’idea base è come quella del gioco dell’oca. C’è un cartellone con disegnato un percorso di 90 caselle (o quante si vogliono), e le squadre devono tirare il dado muovendo il proprio segnalino... La differenza è che per l’oratorio (o il luogo dove si gioca), sono attaccati 90 fogli (o altro numero comunque tanti quanti le caselle) con scritto il numero e una domanda o prova da risolvere. La squadra deve trovare il foglio (sono attaccati in ordine sparso, e a volte in luoghi poco visibili), leggere ciò che è scritto, risolvere la prova o rispondere alla domanda dalla giuria. Solo così può tirare ancora il dado. Se sbaglia la risposta torna indietro dei punti fatti nell’ultimo tiro del dado e ritira. Naturalmente vince chi arriva prima al numero finale!

MOLLETTE. Ci sono due squadre su un campo grande. Ogni giocatore ha a disposizione 3 mollette per la biancheria, e deve attaccarla alla maglietta dell’avversario. Chi le attacca, ruba una molletta all’avversario (oltre a riprendersi la sua), conquistando così un punto. Un giocatore alla fine è eliminato solo quando non ha più mollette. Vince la squadra che elimina tutti gli avversari, o che alla fine del tempo stabilito, ha il maggior numero di mollette.

QUATTRO-BASE. Due squadre. Ci sono nel campo quattro basi (quadrati) numerate da 1 a 4. Tra la 1 e la 4, ci sono (a turno) un battitore e un ricevitore della squadra che è nella base 1 (A). La squadra B è sparsa nel campo. Si tira come a Baseball; quando il ricevitore respinge la palla (al 3° sbaglio si fa cambio), la squadra (compresi il ricevitore ed il battitore) corrono nelle basi facendo il giro completo (per tornare alla 1 ed avere punti). La squadra B può bollarli se non sono nelle basi. Se li prendono, o se rimangono nelle basi senza muoversi per più di 1 minuto (senza che nessuno esca), si fa cambio. Si continua così per diverse manches e vince chi alla fine fa più punti. Ogni giocatore che fa il giro completo è un punto.

BANDIERINA QUADRATA. Ci sono quattro squadre che si mettono ognuna in fila. Tutte le squadre devono formare un quadrato, sui cui lati si mettono le singole squadre. I giocatori sono numerati come a bandierina (solo che le squadre dono 4 e non 2 e sono di fronte solo a coppie). In mezzo al campo ci sono per terra 3 bandierine. Quando si chiama un numero, i 4 giocatori con quel numero, devono partire e all’esterno del quadrato correre tutti in senso antiorario fino a compiere un giro completo. Quando hanno fatto un giro, entrano all’interno del cerchio (passando dal buco creatosi con la loro “partenza”) e vanno a prendere una delle bandierine, che devono poi alzare in alto. L’ultimo che arriva, e che quindi resta senza bandierina, prende una penalità. Alla fine naturalmente vince chi farà meno penalità.

BANDIERINA INCROCIATA. E’ una specie di bandierina nella quale ogni squadra si divide in due parti, una in attacco e una in difesa. Ognuna delle due squadre si divide in due sottogruppi di numero uguale. Ogni sottogruppo viene numerato (per cui nella squadra rossa—ad esempio—ci saranno due numeri 1, due numeri 2 ecc.). Ci si dispone come a bandierina, però a fianco, per esempio, del blu/attacco, ci sarà il rosso/difesa e viceversa. In pratica si è incrociati come disposizione. Quando viene chiamato un numero, partono i numeri che attaccano (che sono più vicini alla bandiera). Se per esempio è il giocatore rosso che prende la bandiera, mentre torna dalla sua squadra, non sarà inseguito dal giocatore avversario che era partito prima e contro il quale ha lottato per la bandiera, ma parte il giocatore (con lo stesso numero), della parte di squadra avversaria che deve difendere. E parte solo quando l’avversario ha preso la bandiera, non prima! Se riesce a prenderlo prima che superi la linea dei compagni, vince il punto.

SPARVIERO. Da fare in un grande campo delimitato (tipo quelli da calcio). Tutti i ragazzi devono correre da una parte all’altra del campo; in mezzo c’è lo sparviero (un animatore) che deve toccare i ragazzi. Quelli presi diventeranno sparvieri anche loro. Gli sparvieri possono fare anche delle catene per fermare i ragazzi che continuano (al via) a correre da una parte all’altra. Variante: invece di toccare i ragazzi, li si può bollare. Oppure, ancora più divertente, gli sparvieri devono sollevare da terra i ragazzi (in questo modo tra l’altro non ci sono le varie contestazioni sul “non mi ha toccato”…).

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Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

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