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GIOCHI DI SPETTACOLO O AL CHIUSO

IL GRAN KHAN. I giocatori devono eseguire i comandi del capogioco, ma solo se preceduti dalla frase “il Gran Khan dice che/di...”; ad esempio “il Gran Khan dice di alzare il braccio destro”; se l’animatore dice invece solo “alzare il braccio destro”, chi lo fa è eliminato. C’è anche la variante con “piripicchio” invece di dire “il Gran Khan dice di...”

ANIMALI. In cerchio, chi sta in mezzo indica una persona che deve fare un animale o un personaggio (che viene chiamato per nome),facendo certi gesti insieme alle persone che ha in parte (elefante: chi è in mezzo fa la proboscide con le braccia; gli altri fanno le grandi orecchie – palma: in mezzo fa la palma, a destra fa il vento che muove le fronde, e a sinistra fa le noci di cocco, rinchiudendosi su se stesso...). Chi sbaglia va in mezzo al cerchio. I personaggi e gli animali si possono inventare.

GESTI RIPETUTI. Un animatore (o un gruppetto di essi), fa dei gesti strani ripetuti di seguito (stile bans), e i concorrenti devono rifarli il più esattamente possibile. Vince chi si avvicina di più all’originale. Si può fare la stessa cosa anche con i bans e a gruppi (vince il gruppo che ripropone il bans nella versione più simile a quella proposta dall’animatore).

PERCORSO A OSTACOLI. Si benda una persona e la si fa camminare su un percorso nel quale non deve calpestare gli oggetti messi per terra (scatole, orologi, posate, cose pericolose). Le persone che assistono possono dare i suggerimenti (destra, sinistra ecc.). Si ripete la cosa con persone diverse. Ad un certo punto, quando tocca alla “vittima prescelta”, si tolgono gli ostacoli e ci si diverte osservando il modo goffissimo di camminare saltando ostacoli che non ci sono! Già questo basta per rendere divertente il gioco. Se si vuole, alla fine del percorso si può mettere una bacinella piena d’acqua nel quale la persona verrà guidata (dai suggerimenti dati dagli altri) a mettere un piede dentro (naturalmente la prova va fatta a piedi nudi).

SUPERSOFFIO. Ad una persona bendata si fa soffiare per spegnere una candela, che viene allontanata ogni volta di più. Naturalmente la prova viene ripetuta alcune volte e la si fa passare come una grande impresa (a questi giochi bisogna sempre dare un po’ di “manico”!). Il giocatore viene poi anche bendato. Quando è l’ora dell’ultima prova (la più difficile: il giocatore è bendato e lontanissimo dalla candela), si mette davanti alla vittima una bacinella con dentro della farina, piegata in modo che quando soffierà, la farina gli arrivi tutta addosso!

BALLO CON GIORNALE. Si balla a coppie sopra una pagina di giornale; allo stop della musica, si piega il giornale a metà, e così via fino a quando rimane la coppia vincitrice.

ARCA DI NOÈ. A luci spente (o bendati), si mettono dei biglietti per terra con scritti degli animali a coppie (due cani, due gatti ecc.; su ogni biglietto è scritto un solo animale); ogni giocatore ne prende uno a caso, e deve trovare il compagno (quello che ha il biglietto con scritto lo steso animale) facendosi riconoscere anche facendo il verso del rispettivo animale. Naturalmente poi vince la coppia che si ritrova per prima.

MALÌ MALÒ. E’ un gioco a coppie (una alla volta); si pescano due biglietti alla volta (sui quali ci sono delle parti del corpo) e bisogna toccarsi tra queste parti del corpo (se per esempio si pescano mano e orecchio, uno mette la mano sull’orecchio dell’altro). Vince la coppia che pesca più biglietti senza cadere o cedere (visto che i biglietti e le posizioni si sommano, non si sostituiscono).

GEROGLIFICI. Come nel gioco in scatola Pictionary, uno deve fare un disegno per fare indovinare agli altri una parola (a squadre o tutti insieme).

CAPPUCCETTO ROSSO E FARINA. Una persona (che apparentemente sarà la vittima, ed invece è un complice dell’animatore) racconta la storia di Cappuccetto Rosso, senza però mai nominare la parola Bosco. Altre tre persone, sedute di fronte al “narratore”, si mettono ad ascoltare con la bocca piena di farina, (il narratore lo sa, anche se gli altri credono che non lo sappia e che sia lui la vera vittima) che dopo pochi minuti, con la saliva, diventa quasi colla. I tre poveretti, avevano il compito di soffiare la farina addosso al narratore appena avesse nominato la parola “bosco”. Il gioco finisce quando le tre vere vittime non resisteranno più con la farina-colla in bocca…

LE PRIME PAROLE. A turno, tre volontari escono e quando rientrano (uno alla volta) tutti sono completamente zitti e seri; qualcuno prende nota di cosa dice lo sfortunato “volontario”. Alla fine si rileggeranno, e bisognerà immaginare che le prime parole che il volontario ha detto, erano quelle pronunciate quando è nato, le seconde quelle dette al primo appuntamento d’amore e le terze quelle della prima notte di matrimonio.

HAGUH. I giocatori sono su due file a circa 2-3 metri di distanza una dall’altra. Ad un segnale partono 2 giocatori dai lati opposti delle due file e camminano molto lentamente e con facce molto serie lungo il corridoio per inserirsi di nuovo all’altro capo della fila. Gli altri giocatori accompagnano i due gridando “haguh” (è un gioco degli USA) e cercando di far ridere il giocatore avversario in tutti i modi. Il primo che ride ha perso.

LANA RIAVVOLTA. In una stanza (o anche all’aperto) si srotolano due gomitoli di lana colorata (lunghi uguali ma di due colori diversi), facendoli passare per tutto quello che c’è (tavoli, sedie lampadari, armadi, oppure alberi, panchine, ecc.). I due concorrenti li devono riavvolgere nel minor tempo possibile.

IL CAPO INDIANO. Con la vittima seduta di fronte a poca distanza, l’animatore racconta che stanno vivendo il passaggio delle consegne tra capi indiani e bisogna rispettare i riti tradizionali. Così la “vittima” dovrà fare esattamente quello che fa l’animatore, rimanendo serio in un clima adatto. Inizialmente vengono fatti gesti strani e un po’ ridicoli (alzare un braccio, accarezzarsi, pettinarsi…), ma sempre in un clima serio e di grande importanza. I due devono sempre e rigorosamente guardarsi negli occhi (in modo che la vittima non guardi altrove). Ad un certo punto l’animatore prenderà un piatto che aveva per terra davanti a sé, frega sopra il dito (nella parte visibile a chi è di fronte) e se lo passa sul viso. Anche l’altro farà lo stesso, ma il suo piatto sarà stato sporcato prima con il fuoco. Il giocatore non vedrà né la parte sporca del piatto, né il dito né soprattutto il suo viso...

LA PRIMA NOTTE. Ad ognuno dei due “volontari” (maschio e femmina), vengono uniti i due polsi tra di loro con una corda di circa 50 cm, che però si incastrano tra di loro. I due davanti agli altri devono cercare di liberarsi (hanno a disposizione solo una sedia) trovando la soluzione, e descrivendo ad alta voce quello che vogliono fare. Il pubblico però è stato informato che tutto quello che dicono è riferito alla loro prima notte di matrimonio!

IL GORILLA. L'animatore sceglie un ragazzo, e lo conduce fuori dalla porta. Intanto viene spiegato dettagliatamente a tutti gli altri il gioco-scherzo: il gruppo rappresenta un branco di gorilla, all'interno del quale si distingue il capogorilla, riconoscibile dal suo verso, gridato più forte di tutti. Il ragazzo che è fuori, una volta entrato deve cercare di scoprire chi rappresenta il capogorilla. Ma in realtà, essendo uno scherzo, nessuno sarà scelto come capo branco: il malcapitato, dopo aver sentito l'urlo dei gorilla in coro, tirerà ad indovinare a caso per tre volte; solo al terzo tentativo, gli si dirà in ogni caso "indovinato!!!". A questo punto verrà scelto un altro ragazzo che dovrà uscire per indovinare. Ma questa volta verrà davvero assegnato il ruolo di capo-gorilla a qualcuno... che guardacaso sarà proprio quello di prima... Tutti (tranne il capo-gorilla) devono essere d'accordo che, al rientro del ragazzo che era fuori, si dovrà gridare il verso del gorilla per sole due volte, in modo che al terzo tentativo dell'"indovino" il solo ad urlare (più forte del normale, essendo capo-branco...) sarà lo sfortunato scelto all’inizio.

L’ALLEGRA FATTORIA. L'animatore sussurra nell'orecchio di ciascun ragazzo il proprio animale (che deve essere segreto) facendo credere che ci sono 2 o 3 galline, 2 pecore, 2 maiali, 1 cavallo ecc e invece dovrà assegnare 2 o 3 galline, 1 cavallo, 2 maiali (indicativamente; poi le quantità dipendono dal numero di giocatori) e tutte le altre pecore. L'animatore, stabiliti gli animaletti per tutti, deve far fare un cerchio tenuto "sottobraccio" in modo da essere molto legati e quando chiama le galline, le galline alzano i piedi e fanno il verso, e gli altri devono sostenerli con la forza, poi chiama i maiali e poi il cavallo...quando chiama le pecore cadono tutti a terra come...sacchi di patate.

SCOPPIA SENZA MANI. Una coppia, avendo a disposizione solo una sedia, deve far scoppiare un palloncino, senza usare né mani sé piedi. Può essere la parte finale di una staffetta.

GIOCO DELLA PATATA. Schierare gli uomini in riga di fronte alle donne. Ai ragazzi verrà attaccato alla cintola uno spago con una patata; a terra verrà messa un’altra patata che sarà da spingere con quella attaccata alla cintura. Si fanno delle staffette.

SPEGNI LA CANDELA. Come nel gioco della patata ci si lega uno spago alla cintura, a cui si attacca un tappo di sughero. Per terra ci sono delle candele, che devono essere spente con il tappo. Prova a tempo e di abilità.

CUCCHIAIO E FILO. A squadre, si fa passare un cucchiaio con attaccato un filo dentro le maglie dei concorrenti (tra le maniche), unendosi l’uno con l’altro. Vince chi impiega meno tempo.

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Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

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