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Breve ma intenso. Appunti di un viaggio diverso.

  • Immagine del redattore: Roberto Toninelli
    Roberto Toninelli
  • 12 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Come tutti i viaggi, anche quello fatto verso l’Ucraina nei giorni scorsi (con splendidi amici e meravigliosi compagni di viaggio dell’associazione Domani Zavtra), ha offerto occasioni per riflessioni, incontri, emozioni. Nonostante la maggior parte del tempo sia trascorsa nell’abitacolo di un furgone (17 ore all’andata e 14 al ritorno). Nonostante in Ucraina ci siamo stati solo per poco più di un’ora, al netto delle ore passate in coda alla frontiera sia in entrata che in uscita.


Per la prima volta in vita mia sono stato in un paese ufficialmente in guerra. Anche se per poche centinaia di metri e in una zona (ora) sicura, a centinaia di km da quelle regioni dove un esercito non sta cercando di annientare “solo” persone, villaggio e città, ma anche la propria umanità e dignità.


Avrei voluto incontrare e abbracciare moltissimi ragazzi e ragazze, motivo delle preoccupazioni e dell’ansia di queste settimane. L’intenso ed emozionante abbraccio con Liuba ha incluso quello che avrei voluto dare a tutti gli altri. E che spero potrò dare presto.

Avremmo voluto portare aiuti materiali per tutta la popolazione ucraina. I tre furgoni con cibo e medicine che abbiamo dato agli amici ucraini (che ci hanno manifestato grande riconoscenza), sono una goccia in mezzo ad un mare di necessità. Così come le tre ambulanze generosamente donate da tre associazioni bresciane. Che bello pensare che l’ambulanza del Cosp di Mazzano, sulla quale hanno operato tanti volontari che hanno conosciuto i nostri ragazzi, a quest’ora è a Cernigov.


Anche il viaggio in sé, come sempre, è stato generatore di pensieri e di riflessioni. Tra andata e ritorno abbiamo macinato circa 3000 chilometri attraverso la nostra Europa: Italia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Ucraina. Siamo passati per regioni come la Moravia e la Galizia. Territori di cui abbiamo sentito parlare spesso nella nostra vita. Regioni che due secoli fa appartenevano allo stesso impero che dominava anche le nostre terre.


Confini. Che nella storia sono cambiati continuamente, e che anche oggi qualcuno vorrebbe modificare. Confini e identità nazionali ai quali la storia ha sacrificato migliaia di vite umane. Siamo passato da Austerlitz, che nel 1805 vide una delle più famose battaglie dell’epoca napoleonica; oltre 15.000 morti in un solo giorno.

Forse è davvero questo uno dei cancri dell’umanità. Quel giusto attaccamento alla propria terra e alla propria comunità, che quando eccede e va oltre, diventa nazionalismo. Due facce della medesima medaglia? È una linea sottile quella che divide l’amore per la patria dal nazionalismo. È un sottile crinale. E dobbiamo chiederci dove sta lo spartiacque. Qual è il criterio che ci può aiutare a stare dalla parte giusta.


Forse è questione di priorità. Prima viene la persona. Vengono uomini, donne e bambini. Prima delle idee (di nazione, di potenza, di gloria, di vittoria). L’uomo prima della patria. E il servizio prima del potere.

Saremo capaci di dare le giuste priorità, in questo mondo? In questa Europa che domenica ho visto nella sua parte più bella sulla strada verso il confine ucraino, con molti furgoni che portavano aiuti e solidarietà da tutti i paesi del nostro continente. E ne saremo capaci nelle nostre comunità?


Riflessioni in ordine sparso, dettate anche dalla concomitanza di questi incontri vissuti proprio nella domenica delle Palme. Che ci ricorda di quando Gesù arrivo a Gerusalemme, acclamato da quella stessa folla che dopo cinque giorni ne ha chiesto la crocifissione a gran voce. Una folla che probabilmente ha oltrepassato in poco tempo il crinale. Mettendo potere e regole, prima delle persone e dell’amore.




 
 
 

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Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

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