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  • Roberto Toninelli

Breve ma intenso. Appunti di un viaggio diverso.


Come tutti i viaggi, anche quello fatto verso l’Ucraina nei giorni scorsi (con splendidi amici e meravigliosi compagni di viaggio dell’associazione Domani Zavtra), ha offerto occasioni per riflessioni, incontri, emozioni. Nonostante la maggior parte del tempo sia trascorsa nell’abitacolo di un furgone (17 ore all’andata e 14 al ritorno). Nonostante in Ucraina ci siamo stati solo per poco più di un’ora, al netto delle ore passate in coda alla frontiera sia in entrata che in uscita.


Per la prima volta in vita mia sono stato in un paese ufficialmente in guerra. Anche se per poche centinaia di metri e in una zona (ora) sicura, a centinaia di km da quelle regioni dove un esercito non sta cercando di annientare “solo” persone, villaggio e città, ma anche la propria umanità e dignità.


Avrei voluto incontrare e abbracciare moltissimi ragazzi e ragazze, motivo delle preoccupazioni e dell’ansia di queste settimane. L’intenso ed emozionante abbraccio con Liuba ha incluso quello che avrei voluto dare a tutti gli altri. E che spero potrò dare presto.

Avremmo voluto portare aiuti materiali per tutta la popolazione ucraina. I tre furgoni con cibo e medicine che abbiamo dato agli amici ucraini (che ci hanno manifestato grande riconoscenza), sono una goccia in mezzo ad un mare di necessità. Così come le tre ambulanze generosamente donate da tre associazioni bresciane. Che bello pensare che l’ambulanza del Cosp di Mazzano, sulla quale hanno operato tanti volontari che hanno conosciuto i nostri ragazzi, a quest’ora è a Cernigov.


Anche il viaggio in sé, come sempre, è stato generatore di pensieri e di riflessioni. Tra andata e ritorno abbiamo macinato circa 3000 chilometri attraverso la nostra Europa: Italia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Ucraina. Siamo passati per regioni come la Moravia e la Galizia. Territori di cui abbiamo sentito parlare spesso nella nostra vita. Regioni che due secoli fa appartenevano allo stesso impero che dominava anche le nostre terre.


Confini. Che nella storia sono cambiati continuamente, e che anche oggi qualcuno vorrebbe modificare. Confini e identità nazionali ai quali la storia ha sacrificato migliaia di vite umane. Siamo passato da Austerlitz, che nel 1805 vide una delle più famose battaglie dell’epoca napoleonica; oltre 15.000 morti in un solo giorno.

Forse è davvero questo uno dei cancri dell’umanità. Quel giusto attaccamento alla propria terra e alla propria comunità, che quando eccede e va oltre, diventa nazionalismo. Due facce della medesima medaglia? È una linea sottile quella che divide l’amore per la patria dal nazionalismo. È un sottile crinale. E dobbiamo chiederci dove sta lo spartiacque. Qual è il criterio che ci può aiutare a stare dalla parte giusta.


Forse è questione di priorità. Prima viene la persona. Vengono uomini, donne e bambini. Prima delle idee (di nazione, di potenza, di gloria, di vittoria). L’uomo prima della patria. E il servizio prima del potere.

Saremo capaci di dare le giuste priorità, in questo mondo? In questa Europa che domenica ho visto nella sua parte più bella sulla strada verso il confine ucraino, con molti furgoni che portavano aiuti e solidarietà da tutti i paesi del nostro continente. E ne saremo capaci nelle nostre comunità?


Riflessioni in ordine sparso, dettate anche dalla concomitanza di questi incontri vissuti proprio nella domenica delle Palme. Che ci ricorda di quando Gesù arrivo a Gerusalemme, acclamato da quella stessa folla che dopo cinque giorni ne ha chiesto la crocifissione a gran voce. Una folla che probabilmente ha oltrepassato in poco tempo il crinale. Mettendo potere e regole, prima delle persone e dell’amore.




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