top of page

Sì, il popolo italiano va difeso!

  • Immagine del redattore: Roberto Toninelli
    Roberto Toninelli
  • 6 feb 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

Adesso provo a fare un ragionamento contorto… come sempre insomma!

Ultimamente molti sostengono che il futuro del popolo italiano sia a rischio. E’ vero.

Ovviamente chi lo dice lo fa additando come causa di tutti i mali l’arrivo degli immigrati. Ai quali stiamo dando colpa per tutto ciò che è successo da Pipino il Breve in poi! Il popolo italiano sarà anche a rischio, ma non certo per quei poveri disperati che arrivano da noi cercando di scappare da guerre e miserie. L’Italia e tutto ciò che rappresenta, è seriamente a rischio a causa di alcuni atteggiamenti che non riconosco come tipici degli italiani. Sia ben chiaro… il mito degli “italiani brava gente” spesso è una caricatura che non trova conferme nella storia. Andiamo a vedere cosa abbiamo combinato quando – noi sì che lo abbiamo fatto per davvero – abbiamo “invaso” alcuni stati africani e abbiamo compiuto vere e proprie stragi contro innocenti, addirittura guadagnando il non invidiabile primato di essere stati i primi al mondo ad utilizzare del gas contro i civili… Eppure per fortuna l’Italia è ben altro. In quasi tutti i paesi nei quali sono stato, gli italiani sono sinonimo di generosità, solidarietà, coraggio, voglia di fare, creatività, “sapersi arrangiare” e molto altro. E tutto questo oggi c’è ancora. Lungi da me fare il disfattista. Ma è preoccupante vedere come molte persone in questo periodo stiano distruggendo tutto questo, che è il vero spirito del popolo italiano. Lo stanno distruggendo coloro che giustificano un razzista delinquente che spara a delle persone (non a dei migranti, ma a delle persone umane). Sono un rischio per lo spirito italiano coloro che leggono qualunque cosa solo con le lenti del pregiudizio e del razzismo, credendo in modo acritico a quei politici che sputano rabbia e rancore solo per avere qualche voto in più. Sono un rischio per lo spirito italiano quelli che sono indifferenti a tutto, anche alle sofferenze e alle miserie più grandi, ergendosi a giudici di tutti dall’alto della loro presunta sapienza. Sono un rischio per lo spirito italiano coloro che vivono nel rancore e nell’odio verso il diverso, pensando solo a se stessi. Sono un rischio i venditori di paura, che pur di avere qualche voto in più raccontano una verità quanto meno distorta. Per esempio perché nessuno racconta che negli ultimi 25 anni gli omicidi in Italia sono quasi crollati, passando dai 1916 del ’92 ai 397 del 2016? Stessa cosa per tutti gli altri tipi di reati (tranne i furti negli appartamenti, che sono effettivamente in aumento).

Coraggio, fate pace con la vita, e ricordate che per costruire qualcosa si parte dalle persone e da un progetto, non dalla distruzione dell’altro e dalla paura. Mi spiace molto, ma io dell’Italia che volete difendere (magari giustificando un terrorista che spara a degli innocenti per strada), non ne voglio proprio sapere. Solitamente tutti quelli che si allarmano perché il popolo italiano è a rischio, mi sembra che vogliano difendere un’Italia nella quale io non mi riconosco. E che non voglio assolutamente.

Quindi adesso, il colpo di scena! È vero. Il popolo italiano va assolutamente difeso, pena la sua scomparsa. Ma va difeso dalla paura, dal rancore, dall’odio, dal razzismo e dall’intolleranza.

Commenti


  • Facebook
  • Instagram

Dal finestrino dell’aereo che porta verso Istanbul, si riesce a distinguere Venezia, l’antica capitale della Repubblica Serenissima che per secoli ha avuto rapporti strettissimi con l’Impero Ottomano, fatto di scambi e commerci ma anche di conflitti e continue tensioni. Un’immagine che fa da anticipazione alla seconda parte del viaggio che ho avuto l’onore e ili piacere di guidare che si è tenuto nell’ultima settimana del settembre 2023, che abbiamo organizzato come Acli provinciali di Brescia e Ipsia Brescia Odv, all’interno delle proposte di Fabula Mundi, il percorso di geopolitica che da 13 anni cerca di offrire opportunità per comprendere il mondo.

 

Le prime due giornate hanno avuto la Cappadocia come meta. Siamo arrivati con il buio ma già la mattina successiva era in previsione la famosa escursione con la mongolfiera. Qualcuno è salito e qualcuno (come me) ha visto lo spettacolo dal basso, vedendo decine di mongolfiere salire tra le formazioni rocciose che poi avremmo imparato a conoscere e il cielo che iniziava ad essere rischiarato da una splendida alba. Veramente un paesaggio unico.

La Cappadocia. Una terra meravigliosa, nella quale la natura ha giocato modellando la roccia in forme che sono uniche al mondo. Proprio in questo territorio vissero molte delle prime comunità di cristiani, per sfuggire dalle persecuzioni dei romani. Qui trovarono rifugio favorite dalla facilità dello scavare rocce fatte di morbido tufo nato da migliaia di eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa. I villaggi scavati nella roccia raccontano di un rapporto simbiotico tra l’uomo e l’ambiente naturale nel quale hanno vissuto queste comunità. Un rapporto diverso da quello al quale siamo abituati. Tra i giochi di tufo e le guglie dei bellissimi camini delle fate, si intravedono le aperture di porte, finestre e piccionaie. Abitazioni eremitiche o interi villaggi, che racchiudono oltre 2000 chiese. Alcune minuscole e semplici, altre più complesse e interamente affrescate. Il pensiero va a queste comunità di cristiani (ma non solo; molti villaggi sono stati abitati fino a pochi anni fa da persone di tutte le fedi), che hanno vissuto in totale simbiosi con l’ambiente che li ha ospitati. Un volo interno ha poi portato il gruppo (di 40 persone) a Istanbul. Città che dalla nascita della moderna Turchia (dopo la fine dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale) ad opera di Mustafa Kemal Atatürk, ha ceduto lo scettro di capitale ad Ankara. Ma che resta un’enorme megalopoli di circa 20 milioni di persone. Posta tra le due sponde del Bosforo, ponte e anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, è stata per secoli uno dei centri più importanti del mondo. Prima Bisanzio, divenuta poi Costantinopoli nel 330 (periodo storico nel quale si tennero alcuni tra i più importanti Concili della Chiesa), capitale dell’impero romano d’Oriente (in realtà unico impero romano dal 476 fino al 1465) e poi dell’Impero Ottomano.

 

I secoli passati raccontano per esempio del grande ruolo dei genovesi, che hanno importato commerci, lasciato palazzi, la torre di Galata e un segno indelebile nella storia. Ma anche oggi bastano pochi minuti per passare dalle zone abitate da gruppi islamici tradizionalisti, al quartiere di cristiani ortodossi (intorno alla bellissima Cattedrale di San Giorgio, centro del Patriarcato di Costantinopoli), per incontrare poi a poca distanza una delle tante moschee.

Abbiamo visitato i principali monumenti e quartieri della città, posti tra le due sponde del Corno d’Oro, accompagnati da bravissime guide locali e da due docenti universitari esperti dell’area e della storia dei paesi islamici (gli amici Carlo e Michele). Ci hanno aiutato a leggere l’incredibile storia che si respira ovunque nella città, insieme a quello spirito cosmopolita e di accoglienza delle diverse comunità che è stato una caratteristica fondamentale nell’identità di Costantinopoli e che si coglie ancora nelle vie dei quartieri storici.

 

Durante il viaggio abbiamo vissuto momenti intensi (come quelli nella Moschea di Fatih e nella Moschea di Solimano) per conoscere e comprendere l’Islam, anche nel suo rapporto con il cristianesimo. Colloqui con una delle guide italo-turche pieni di spiritualità e di voglia di capire. Il clima che abbiamo respirato nelle Moschee era accogliente e di intensa spiritualità. Molto interessante è stato anche l’incontro con frate Luca della comunità dei domenicani, che ha raccontato della fatica (che è anche opportunità) di potersi raccontare e farsi conoscere alle altre confessioni religiose. Spesso il cristianesimo è visto come appartenenza etnica e non scelta di fede.

 

Il viaggio ha permesso di conoscere anche la più antica comunità storica italofona all'estero, quella levantina di Istanbul, raccontata anche nell’ultimo libro di Miguel Servelli, con il quale ci si è confrontati dentro un vivace caffè letterario del centro.

 

La geopolitica cerca di cogliere le dinamiche delle attuali relazioni internazionali. Ma sempre di più ci rendiamo conto che per comprenderle è necessario conoscere la storia, la cultura e la società di uno stato e di un popolo. E da questo punto di vista questo viaggio è stata un’ottima opportunità. Ci sarebbe ancora molto da raccontare. Le contraddizioni di una metropoli di 20 milioni di abitanti, i bambini e i giovani che cercano di sopravvivere con gli avanzi di cibo o con i rifiuti differenziabili raccolti in giro, i gatti presenti ovunque, la vitalità e laboriosità a tutte le ore del giorno e della notte, le migliaia di giovani che attraversano le vie dei quartieri, la rassegnazione per una situazione politica che appare difficile da modificare, e un popolo accogliente ed estremamente garbato e dignitoso. Ma pure le cene tipiche, gli aromi del narghilè e il raky (liquore tipico). Gli attraversamenti in battello tra Europa ed Asia, la rete della metropolitana (a Istanbul c’è la seconda metropolitana più antica del mondo, del 1875) e il secondo aeroporto più grande del mondo e il traffico caotico.

 

Ma anche i tentativi di minare la laicità dello stato che resiste nonostante Erdogan cerchi di costruire una forte identità turca basata molto sulla dimensione religiosa. Impressiona sapere che il ministero con la voce di spesa più alta è quello degli affari religiosi. Addirittura più della sanità, della pubblica istruzione o della difesa (e siamo nel paese con il secondo esercito della Nato). Tutti i costi relativi alla gestione delle moschee sono a carico dello stato. E molto altro, inclusa la stampa del Corano disponibile gratuitamente per tutti i visitatori e stampato in una decina di lingue. E amareggia vedere Santa Sofia (una delle meraviglie storiche e architettoniche dell’Europa) tornata ad essere nuovamente moschea dopo tanti secoli. Un edificio che sta per compiere 1500 anni e che è stato per quasi 900 anni cattedrale cristiana e poi moschea per altri 5 secoli. Una storia che rende questo meraviglioso edificio un potenziale santuario proprio del dialogo tra diverse religioni e culture. Una sfida che ci auguriamo possa essere colta prima o poi da questa meravigliosa città, per riuscire ad essere fedele alla sua storia e alla sua identità.

©2020 di Robertoni. Creato con Wix.com

bottom of page